Ultima modifica: 14 Gennaio 2017

Scelte pedagogiche

ORIENTAMENTI FORMATIVI DELLA SCUOLA

Dalla nostra quotidiana esperienza lavorativa e dai documenti esistenti (Progetto Educativo-Didattico Annuale, Offerta Formativa, Agenda di plesso e Registro di classe) si evince una cornice pedagogica volta a sostenere l’idea della prassi progettuale quale contesto privilegiato per lo sviluppo degli apprendimenti e delle pratiche educative e crediamo sia dapprima necessario chiarire ciò che per noi significa la distinzione fra un processo progettuale e un processo programmatorio.

Il nostro punto di vista considera questi due concetti come strutture organizzative diverse fra loro, ma complementari in quanto offrono opportunità e vincoli differenti.

Nella programmazione noi vediamo realizzarsi un processo essenzialmente teso a ottenere un obiettivo, il quale determina e vincola quasi tutti gli aspetti relazionali e operativi. Il clima del lavoro è quindi fortemente subordinato al prodotto che si intende realizzare. Questa procedura è una concretizzazione di processi di tipo lineare che, partendo da aspettative o ipotesi da realizzare (stimolo), passa attraverso azioni sequenziali e ri-definizioni che cercano sempre più di avvicinarsi all’oggetto sperato (risposta). Gli aspetti positivi di questa modalità operativa si ritrovano nei caratteri dell’efficienza e dell’efficacia. Nella progettazione noi vediamo invece realizzarsi un processo che vuole essere particolarmente attento agli aspetti relazionali. Non neghiamo che anche nel progetto si debba tener conto degli obiettivi, del prodotto che si intende realizzare, ma essi verranno valutati soprattutto in base al clima relazionale che i partecipanti hanno vissuto. Nel progetto trovano posto pertanto alcune attenzioni e modalità particolari quali i tempi personali e la possibilità di modificare le proprie idee e le proprie aspettative. Il punto di forza della modalità progettuale sta nel fatto che durante il processo di realizzazione è sempre possibile ridefinire sia le modalità di lavoro, sia gli obiettivi. La relazione che a nostro avviso intercorre fra le due modalità è di tipo complementare. Alla programmazione riconosciamo un valore positivo in tutte quelle situazioni in cui l’urgenza e la necessità hanno carattere di priorità ineludibile, in tutte quelle azioni circoscritte nel tempo e nello spazio che a nostro avviso possono essere etero-organizzate in quanto non mortificano la qualità delle relazioni. Alla modalità progettuale riserviamo invece il compito di farsi carico di tutti quegli aspetti relazionali che qualificano l’esperienza del fare-insieme. A tal proposito la scuola, in seguito al percorso di formazione con il CPP, sta mettendo in atto pensieri e riflessioni condivise sulle modalità di gestione dei conflitti tra bambini.

Queste intenzionalità sono praticate trasversalmente nello sforzo di rivedere il nostro modo di porci di fronte al bambino, al contesto scolastico e allo stile educativo giungendo a evidenziare i seguenti nuclei formativi come patrimonio di questa scuola:

  • Il bambino visto come una persona soggetto di diritti e protagonista del suo percorso di crescita in quanto possessore di una biografia, di uno stile relazionale e cognitivo proprio.

  • Il contesto scolastico inteso come ambiente ecologico; la scuola è uno spazio fisico all’interno del quale si intrecciano relazioni importanti per tutte le persone che la costituiscono: adulti-adulti, adulti-bambini, bambini-bambini. L’organizzazione degli spazi e dei tempi, a nostro parere, può venire letta dal bambino e dall’adulto in modo vario e polifunzionale: ora come sollecitazione alla socializzazione e all’apertura relazionale, ora come stimolo per il raccoglimento e la privacy.

Il contesto formativo cui si tende è caratterizzato dalle seguenti finalità:

– come facilitatore del riconoscimento dell’identità del singolo e della sua storia; ciò pone le basi per un confronto che porta alla valorizzazione delle diversità di ognuno.

– come facilitatore della conoscenza del bambino nella sua complessità, rispettandone gli interessi, le conoscenze, i limiti, le emozioni, in un intrecciarsi di azioni educative reciproche.

– come facilitatore della conoscenza reciproca fra adulti e bambini al fine di costruire relazioni democratiche e rispettose delle potenzialità e dei ruoli riconosciuti.

  • Lo stile educativo dell’insegnante, in quanto educatore, attento all’interazione che si verifica tra sé e i bambini, perché in ogni momento evolutivo la persona ( adulto o bambino che sia) richiede stimolazioni formative diverse per intensità e qualità. L’insegnate ha, quindi, la responsabilità di intrecciare una relazione educativa verso il/la bambino/a che tenga conto delle sue possibilità e dei suoi limiti, delle sue potenzialità cognitive, ma anche dei suoi desideri e timori, così come del suo modo di rapportarsi dinamicamente all’ambiente, della sua “portata” emotiva ed affettiva.

Nell’ambito della nostra realtà scolastica, e nella misura delle nostre possibilità, abbiamo cercato di adottare tutti quegli atteggiamenti educativi che possono facilitare nei bambini la costruzione di un’immagine di sé unica, quali:

  • Adottare un atteggiamento costante di riflessione

  • Lasciarsi coinvolgere nell’esperienza educativa e mettersi in gioco come persona

  • Dare al bambino messaggi ricchi di fiducia per promuovere e sostenere la sua autostima

  • Saper rilevare nel bambino il modo personale di rielaborazione della realtà accogliendo il suo “punto di vista”

  • Rispettare i ritmi e le tappe evolutive di ciascuno senza lasciarsi tentare da situazioni livellanti

  • Evitare di dare valutazioni sulla persona, ma circoscritte all’esperienza e al contesto

Ne consegue che la nostra progettazione educativo-didattica, alla luce di quanto sopra evidenziato, non è più una programmazione per unità didattiche, ma diviene un percorso educativo. Esso sarà quindi aperto, flessibile, da costruirsi nel tempo e lontano da schematismi, coerente con la plasticità e il dinamismo dello sviluppo infantile e di conseguenza capace di sollecitare sinergicamente tutte le potenzialità, i linguaggi e le forme di intelligenza.

La progettualità dell’insegnante-regista sarà quella di organizzare percorsi ampi, costruiti sulla motivazione e su sfondi (argomenti, trame fantastiche, avvenimenti occasionali, interessi…), che permettono di ritrovare trasversalmente le dimensioni dello sviluppo infantile e dei sistemi simbolico-culturali. Non ci saranno solo obiettivi ma prospettive, perché l’obiettivo è centrato sull’oggetto (il contenuto), la prospettiva sul soggetto e sul processo: il bambino che guarda, che osserva, che elabora interagendo con le persone e le cose.

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